Salta al contenuto
Allenamenti Podismo

Salita continua di 30 minuti

Mezz'ora di salita senza fermarti, per chi prepara trail lunghi e deve abituare gambe e testa alle salite di gara più lunghe.

Aggiornato il .

La larghezza è il tempo, l'altezza la fatica. Le barre sono calcolate per un corridore d'esempio, 10 km in 48:30, e con i tuoi ritmi le proporzioni cambiano.

Durata stimata
68 min
Durezza
5 su 5
Livelli
Esperto
Dove
salita

Totale: 1 ora e 8 minuti e 10,6 km. Lavoro: 48 minuti, 7,4 km. È una stima generica: con i tuoi ritmi cambia.

La struttura

  1. Riscaldamento: 15 minuti a ritmo lento

    Riesci a parlare a frasi intere.

  2. 30 minuti sostenuto in salita

    Fiato grosso ma regolare: uno sforzo che potresti tenere ancora a lungo. Il ritmo qui non conta.

  3. 18 minuti in discesa controllata

    Passi corti e leggeri: scendi senza frenare e senza picchiare i talloni.

  4. Defaticamento: 5 minuti a ritmo lento

    Riesci a parlare a frasi intere.

Come si fa

Discesa controllata
  1. Tieni il busto dritto o appena in avanti, senza sederti indietro, e lo sguardo qualche metro davanti a te per scegliere dove mettere i piedi.
  2. Fai passi corti e frequenti, con il piede che appoggia sotto di te e non lontano davanti.
  3. Le ginocchia restano morbide e assorbono ogni passo, le braccia si allargano un po' per l'equilibrio.
  4. La velocità la regoli con la frequenza dei passi, non frenando con i talloni. Lo senti soprattutto davanti alle cosce.

L'errore più comune. L'errore più comune è frenare: busto indietro, gamba tesa davanti e tallone che picchia. Ogni passo diventa un colpo sulle ginocchia e le cosce si stancano in fretta. Se ti senti frenare, accorcia il passo e lasciati andare un po' di più.

Perché ti serve. In discesa i muscoli delle cosce lavorano mentre si allungano, ed è questo che lascia le gambe indolenzite il giorno dopo. Abituarli poco alla volta rende quel dolore più leggero nelle uscite successive.

Come ti senti

Dopo un quarto d'ora la salita diventa una questione di testa, ma il respiro deve restare regolare. In discesa senti le cosce frenare: scendi a passi corti, senza fretta.

L'errore tipico

Correre forte la discesa di ritorno: in discesa le cosce frenano a ogni passo e si stancano molto, quindi arrivi alla salita dopo senza aver recuperato e il giorno dopo sei più indolenzito. Scendi piano, a passi corti.

Quando farla

Nelle settimane centrali e nell'ultimo mese e mezzo prima della gara, soprattutto se prepari un trail o una gara con salite: una volta a settimana, lontano dal lungo.

Dopo: Lascia almeno tre giorni prima di un'altra seduta impegnativa: le salite fanno lavorare molto polpacci e tendini d'Achille, anche se il fiato si riprende prima.

In cosa differisce

È la più lunga della serie e richiede una salita vera, lunga almeno mezz'ora: i 18 minuti di discesa fanno parte della seduta e stancano quanto la salita.

Come progredire

Prima aumenta il tempo totale in salita, con più tratti o tratti più lunghi, e solo dopo cerca una pendenza più dura. Passa oltre quando l'ultima salita ti viene regolare come la prima.

Quando non farla

  • Fastidio a polpaccio o tendine d'Achille.
  • Rientro da un infortunio alla gamba.

Età minima nel programma: 18 anni.

Salite: come funziona

In salita ogni passo costa più energia, e il costo cresce con la pendenza [3]: per questo il fiato sale in fretta anche se vai piano. Polpacci, cosce e glutei devono spingere il corpo verso l'alto. Negli sprint di dieci o quindici secondi chiami al lavoro anche le fibre muscolari più potenti, quelle che nella corsa lenta lavorano poco, mentre le salite di qualche minuto lavorano soprattutto sul fiato.

Per farla bene

  • Cerca una salita regolare. Per gli sprint brevi può essere ripida, per le ripetute di qualche minuto meglio una pendenza moderata, che ti lasci correre senza doverti mettere a camminare.
  • In salita il ritmo al chilometro non vuol dire niente: regolati con il fiato e con lo sforzo, e cerca di arrivare in cima a ogni ripetuta con la stessa fatica.
  • Tieni il busto dritto, appena inclinato in avanti, lo sguardo qualche metro davanti a te e le braccia che lavorano. Il passo si accorcia da solo, ed è giusto così.
  • Torna giù camminando o corricchiando piano: la discesa affatica i muscoli più di quanto sembri, e chi non ci è abituato subisce più danno muscolare [4].
  • Negli sprint in salita recupera del tutto prima di ripartire, anche due o tre minuti: servono a spingere al massimo per pochi secondi, non a farti venire il fiatone.

Quanto è provata

Ci sono studi su questo tipo di allenamento

Gli studi riguardano questo tipo di allenamento in generale. Il numero di ripetizioni, le distanze e i recuperi di questa seduta vengono invece dall'esperienza di chi allena, come in quasi tutte le tabelle di allenamento. [1][2]

Salite: cosa dicono gli studi

Gli studi ci sono, ma sono pochi, piccoli o fatti su persone diverse da un amatore. Gli studi sono pochi. In 20 corridori ben allenati, senza gruppo di controllo, tutte le intensità in salita hanno aiutato [1], e salita e piano migliorano il tempo al limite, il piano di più [2]. Sugli sprint in salita non c'è nulla di specifico per il fondo.

Se vuoi capire perché

Ti serve per: Forza, Soglia, Resistenza.

Note e fonti

Accanto a ogni voce trovi che cosa abbiamo letto. Come si leggono queste note.

  1. Barnes KR, Hopkins WG, McGuigan MR, Kilding AE (2013). Effects of different uphill interval-training programs on running economy and performance. International journal of sports physiology and performance, 8(6), 639-647. doi:10.1123/ijspp.8.6.639

    Letto: abstract.abbiamo letto solo l'abstract sul record PubMed, e quello che lì non compare non l'abbiamo controllato. Limite: 20 corridori ben allenati, 6 settimane, 5 programmi in salita e nessun gruppo di controllo.

    Torna al testo 1Torna al testo 2

  2. Ferley DD, Osborn RW, Vukovich MD (2013). The effects of uphill vs. level-grade high-intensity interval training on VO2max, Vmax, V(LT), and Tmax in well-trained distance runners. Journal of strength and conditioning research, 27(6), 1549-1559. doi:10.1519/jsc.0b013e3182736923

    Letto: abstract.abbiamo letto solo l'abstract sul record PubMed, e quello che lì non compare non l'abbiamo controllato. Limite: 32 corridori ben allenati, 6 settimane.

    Torna al testo 1Torna al testo 2

  3. Vernillo G, Giandolini M, Edwards WB, Morin JB, Samozino P, Horvais N, Millet GY (2017). Biomechanics and Physiology of Uphill and Downhill Running. Sports medicine (Auckland, N.Z.), 47(4), 615-629. doi:10.1007/s40279-016-0605-y

    Letto: abstract.abbiamo letto solo l'abstract sul record PubMed, e quello che lì non compare non l'abbiamo controllato. Limite: Revisione narrativa.

    Torna al testo

  4. Bontemps B, Vercruyssen F, Gruet M, Louis J (2020). Downhill Running: What Are The Effects and How Can We Adapt? A Narrative Review. Sports medicine (Auckland, N.Z.), 50(12), 2083-2110. doi:10.1007/s40279-020-01355-z

    Letto: abstract.abbiamo letto solo l'abstract sul record PubMed, e quello che lì non compare non l'abbiamo controllato. Limite: Revisione narrativa; protocolli eterogenei.

    Torna al testo