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Allenamenti Podismo

Fartlek libero di 30 minuti

Mezz'ora di cambi decisi da te, quanti e quanto lunghi vuoi, per ritrovare il gusto di accelerare senza guardare l'orologio.

Aggiornato il .

La larghezza è il tempo, l'altezza la fatica. Le barre sono calcolate per un corridore d'esempio, 10 km in 48:30, e con i tuoi ritmi le proporzioni cambiano.

Durata stimata
50 min
Durezza
3 su 5
Livelli
Principiante, Intermedio, Esperto
Dove
strada, sterrato

Totale: 50 minuti e 9,1 km. Lavoro: 30 minuti, 5,9 km. È una stima generica: con i tuoi ritmi cambia.

La struttura

  1. Riscaldamento: 10 minuti a ritmo lento

    Riesci a parlare a frasi intere.

  2. 30 minuti di cambi liberi, quanti e quanto lunghi vuoi forte a sensazione

    Sforzo alto ma non massimo, senza guardare l'orologio.

  3. Defaticamento: 10 minuti a ritmo lento

    Riesci a parlare a frasi intere.

Come ti senti

Ti diverti, e alla fine hai l'impressione di aver fatto poco. Se a metà sei già stanco, hai fatto cambi troppo lunghi o troppo forti.

L'errore tipico

Trasformarlo in una gara con te stesso: libero vuol dire anche che, se un giorno hai poche energie, puoi andare piano e fare pochi cambi.

Quando farla

Nelle prime settimane di preparazione, quando costruisci i chilometri, e all'inizio di quelle centrali. È il modo più semplice per tornare ai cambi di ritmo senza stare dietro all'orologio.

Dopo: Lascia almeno due giorni prima di un'altra seduta impegnativa.

In cosa differisce

Non c'è uno schema: decidi tu quando cambiare e per quanto, ascoltando gambe e respiro. È la libertà che le ripetute non danno, e ti insegna a capire da solo quanto puoi spingere.

Come progredire

Prima aggiungi qualche cambio, poi allungali di mezzo minuto alla volta tenendo uguale il recupero. Passa alla versione successiva quando l'ultimo cambio ti viene sciolto come il primo.

Quando non farla

  • Dolore che cambia l'appoggio.
  • Febbre o malattia.
  • Una giornata in cui sei molto stanco o hai dormito male.

Età minima nel programma: 12 anni.

Fartlek: come funziona

Fartlek in svedese vuol dire gioco di velocità: dentro una corsa continua metti dei tratti più veloci, e fra uno e l'altro rallenti senza mai fermarti. Impari a recuperare mentre corri, perché il fiato deve tornare giù senza che ti fermi, e a cambiare ritmo quando decidi tu, come in gara quando il percorso cambia o qualcuno allunga. Quello che fa al corpo dipende da quanto sono lunghi e veloci i tratti, più che dal nome della seduta [2].

Per farla bene

  • Usa quello che trovi per strada: un palo, una curva, la fine di un viale. Non ti serve un percorso misurato, ed è proprio questo il bello.
  • Regola i tratti veloci a sensazione. Su una scala da uno a dieci, dove dieci è il massimo, quelli lunghi stanno intorno a sette e quelli brevi possono arrivare a otto: è un riferimento pratico, non una regola. Se nei tratti lenti il fiato non torna tranquillo, i veloci erano troppo veloci.
  • Nei tratti lenti continua a correre, anche piano piano: se ti fermi diventa una seduta di ripetute.
  • È una buona seduta per tornare ad andare forte dopo un periodo tranquillo, o quando le ripetute in pista ti pesano, perché fai fatica senza stare attaccato al cronometro.

Quanto è provata

Viene dalla pratica degli allenatori

Per questa seduta non abbiamo trovato studi: com'è fatta e quanto dura vengono dall'esperienza di chi allena.

Fartlek: cosa dicono gli studi

Viene dall'esperienza degli allenatori: studi non ne abbiamo trovati. Non abbiamo trovato studi sul fartlek nella corsa di fondo. Quello che sappiamo sull'origine del nome viene da una rivista specializzata, non da documenti d'epoca [1].

Se vuoi capire perché

Ti serve per: Cambi di ritmo, Resistenza.

Note e fonti

Accanto a ogni voce trovi che cosa abbiamo letto. Come si leggono queste note.

  1. Lowes D (2014). Fartlek running: playing with speed Athletics Weekly. athleticsweekly.com

    Letto: secondaria.sappiamo che esiste da metadati o dalla pagina dell'editore, e il contenuto viene da terzi o manca. Limite: Rivista specializzata, nessun documento originale.

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  2. Buchheit M, Laursen PB (2013). High-intensity interval training, solutions to the programming puzzle. Part II: anaerobic energy, neuromuscular load and practical applications. Sports medicine (Auckland, N.Z.), 43(10), 927-954. doi:10.1007/s40279-013-0066-5

    Letto: abstract.abbiamo letto solo l'abstract sul record PubMed, e quello che lì non compare non l'abbiamo controllato. Limite: Revisione narrativa.

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